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L’antenato del collirio: come si curavano gli occhi 2000 anni fa

Un tempo, tanti anni prima che lentiamo.it aiutasse gli italiani ad aver cura dei loro occhi , i fastidi alla vista venivano risolti o alleviati con misture alchemiche che oggi sembrano pozioni magiche ma che 2000 e più anni fa erano vera medicina d’avanguardia.

Una vera e propria enciclopedia in questo senso è la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio: 37 libri che contengono tante indicazioni anche per le patologie legate agli occhi: per esempio “la cenere di zoccolo d’asino applicata con latte d’asina toglie le albugini e le macchie degli occhi” oppure “il succhi di queste [liquerizia] è raccolto per le medicine degli occhi, infatti è di natura refrigerante e perciò utile contro le infiammazioni e gli ascessi”.

Negli anni ‘90, al largo della costa Toscana è stato recuperato un antico relitto risalente all’epoca romana: gli archeologi scoprirono al suo interno anche una sorta di “kit per il pronto soccorso” e dopo molti anni di analisi e studi si è scoperto che tra le altre cose conservate al suo interno c’erano delle compresse grigie e piatte destinate ad alleviare i fastidi agli occhi attraverso degli impacchi. Per unire i pezzi del puzzle è risultata fondamentale la collaborazione tra chimici e storici. I primi hanno analizzato la natura del composto scoprendo che lo stesso era costituito da carbonati di zinco e da eccipienti come la resina di pino: lo zinco tutt’oggi viene usato contro gli arrossamenti nelle creme per la pelle per le sue proprietà antibatteriche. Gli storici invece hanno collegato la descrizione di questi composti alle indicazioni per la cura degli occhi riportate da Plinio il Vecchio nella sua grandiosa opera.

Collirio del resto viene da Kollura che in greco vuol dire “piccoli panetti rotondi”: esattamente la forma delle compresse grigie ritrovate nei nostri mari!

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